Sarà l’effetto post-partum, sarà la scomparsa del “patriarca” Rino Canavese, ma da qualche settimana il porto di Savona-Vado è diventato il centro di una frenesia da sala travaglio. Una nuova era? Un risveglio tardivo? O forse una crisi d’identità istituzionale?
In scena: due protagonisti – Roberto Arboscello e Marco Russo – in una corsa a chi si mostra più premuroso verso lo scalo savonese. Tutti a dire “ci tengo”, “è fondamentale”, “non ce lo facciamo scippare da Genova”. Insomma, improvvisamente sembrano aver scoperto che Savona ha un porto. Meglio tardi che mai, si dirà. Ma forse siamo già al taglio del cordone, e loro stanno ancora cercando l’ingresso dell’ospedale.
Da un lato, titoli roboanti sui giornali locali: “La piattaforma Maersk va a gonfie vele!”, “Arrivano la mega portacontainer!” Dall’altro, la nuova moda del momento: rilanciare il porto e lottare contro “Genova matrigna”. Perché sì, Genova la Superba è sempre pronta a portarsi via tutto, perfino i cassoni della diga.
In questo clima da teatro dei paradossi, spicca il consigliere regionale Arboscello. Fino a ieri silente, oggi paladino del porto savonese. Lancia un appello accorato: “Evitiamo un ritorno al passato!”. Chiude gli occhi e ci riporta al 1528, quando le truppe genovesi interrarono il porto della Torretta.
Ma non finisce qui: Arboscello si è accorto anche dell’assenza del casello di Bossarino. Eureka! Meglio tardi che mai, certo, ma intanto sulla superstrada i lavori si muovono come i bradipi in ferie, e per il secondo lotto della diga di Vado i soldi sembrano… evaporati, con direzione Voltri (il finanziamento per il secondo lotto della diga di Vado sembrano finiti, tutti utilizzati per i cassoni della diga di Genova).
Intanto, si cerca un nuovo presidente per l’Authority, che dovrebbe far valere le ragioni di Savona. Ma chi sceglierà? Il sindaco di Savona. Ahia. E qui qualcuno potrebbe già iniziare a tremare, viste le performance passate nella selezione dei manager cittadini.
Insomma, tra visioni medioevali, portacontainer XXL, dighe fantasma e appelli tardivi, il porto di Savona-Vado più che un hub logistico sembra il set di una tragicommedia.