Fratelli d’Italia si trova ad affrontare una situazione delicata sia a Savona che a Genova, dove il partito sembra sempre più gestito con logiche oligarchiche piuttosto che con una visione politica inclusiva e radicata sul territorio. A emergere in modo evidente è il ruolo dominante dell’onorevole Rosso, figura centrale nella gestione del partito in entrambe le città liguri.
Le accuse all’Onorevole Rosso: un sistema chiuso e clientelare
Recentemente, il quotidiano La Repubblica ha portato alla luce due lettere indirizzate direttamente alla presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in cui si attacca apertamente la gestione del partito da parte di Rosso. Le critiche mosse delineano uno scenario preoccupante:
- La costruzione di un sistema chiuso e autoreferenziale, che favorisce un ristretto gruppo di fedelissimi a discapito di un coinvolgimento più ampio della base locale.
- Una strategia politica che sembra premiare le dinamiche personali piuttosto che valorizzare le competenze e il merito.
- Il rischio che Fratelli d’Italia si trasformi in una realtà fragile, priva di un radicamento territoriale capace di resistere a eventuali crisi interne.
Il timore, infatti, è che molti degli attuali dirigenti e amministratori locali legati a Rosso siano solo in transito dentro Fratelli d’Italia, pronti a spostarsi altrove non appena termineranno le opportunità di potere e di gestione.
Il caso Savonese: l’ombra degli ex Forza Italia
Se a Genova le critiche nei confronti di Rosso sono diventate più esplicite, a Savona la situazione non appare molto diversa. Anche qui l’onorevole ha costruito una dirigenza basata su un gruppo ristretto di persone a lui vicine, escludendo di fatto qualsiasi dinamica democratica all’interno del partito.
Un aspetto che emerge con forza è la presenza dominante di ex esponenti di Forza Italia nelle posizioni chiave di Fratelli d’Italia savonese. Questo elemento è fonte di malumori tra i militanti storici del partito, che vedono il passaggio degli ex forzisti non come un’adesione ideologica ma piuttosto come una mossa opportunistica dettata dalla necessità di trovare nuovi spazi politici.
L’egemonia di Rosso su Savona si manifesta in molteplici aspetti:
- Scelte politiche che sembrano rispondere più agli interessi di una cerchia ristretta che non a una visione strategica per la crescita del partito.
- Una gestione della struttura locale che esclude voci critiche o alternative.
- Un forte malcontento tra i militanti storici, che vedono nel partito una trasformazione che rischia di snaturarne l’identità originaria.
Un futuro incerto per Fratelli d’Italia in Liguria?
La mancanza di un vero tessuto locale solido e radicato lascia Fratelli d’Italia in una posizione di estrema vulnerabilità. Un partito che cresce solo grazie ai numeri elettorali e non investe nella costruzione di una classe dirigente territoriale autentica rischia di implodere alla prima crisi seria.
Se la gestione verticistica dell’onorevole Rosso dovesse continuare senza una vera apertura democratica e senza un ricambio reale nelle posizioni di comando, il partito potrebbe trovarsi presto a fronteggiare defezioni e spaccature, con il rischio di perdere consenso proprio nel momento in cui è all’apice della sua crescita elettorale.
Savona e Genova sono due casi emblematici di una tendenza che potrebbe riproporsi anche altrove: l’assenza di un reale radicamento e la gestione personalistica dei gruppi dirigenti potrebbero trasformare Fratelli d’Italia da partito di governo a semplice contenitore temporaneo di potere per alcuni gruppi di interesse.
Resta ora da vedere se Giorgia Meloni, destinataria delle lettere di denuncia, prenderà provvedimenti concreti per cambiare la rotta o se lascerà che il partito in Liguria continui a navigare sotto la guida incontrastata di Rosso e della sua cerchia di fedelissimi.